Navigando nel nuovo mare del lavoro: Smartworking, Nuove Generazioni e Sfide Legislative

In un contesto in cui il mondo del lavoro subisce profonde mutazioni, sia a causa del cambio generazionale che degli eventi esterni che ne determinano una riorganizzazione, diventa cruciale comprendere il nuovo rapporto che si instaura tra persone e lavoro. In questo articolo, ci addentreremo nel cuore di questa metamorfosi, esplorando le dinamiche contemporanee che plasmano il tessuto stesso del lavoro.

 

Smartworking: la nuova frontiera del lavoro

 

Con la fine della crisi, lavoratori e aziende si interrogano sempre più sul lavoro da remoto. Le richieste di assistenza legale si concentrano sullo smart working, con particolare attenzione alle clausole contrattuali che regolamentano questa modalità lavorativa.
Il ritorno allo smart working ordinario, previsto dal 1° aprile, ha comportato la fine delle semplificazioni legate alla modalità di lavoro agile. Questo implica la necessità di stipulare un accordo individuale tra l’imprenditore e il dipendente, regolamentando così tempi, organizzazione, e strumentazione necessaria, oltre al diritto alla disconnessione.
Durante l’emergenza Covid, molte aziende hanno disciplinato lo smart working tramite contratti collettivi aziendali. Con il passaggio alla modalità ordinaria, tali accordi possono essere modificati senza necessità di comunicazione al Ministero del Lavoro, se a tempo indeterminato. Per quelli a termine, possono essere rinnovati e comunicati al Ministero.
La disciplina ordinaria dello smart working assegna priorità a diverse categorie di lavoratori, come le lavoratrici e i lavoratori con figli fino a dodici anni di età o con figli disabili. Anche i dipendenti anziani, oltre i 55 anni, hanno diritto prioritario allo smart working, secondo il Decreto Anziani del 2024.
Tuttavia, rientrare tra le categorie prioritarie non garantisce automaticamente il diritto allo smart working. Dipende dalla politica aziendale: se l’azienda non prevede tale modalità, il lavoratore, anche se prioritario, non può richiederla.

 

Dimissioni e nuove opportunità

 

Il desiderio di maggiore libertà e flessibilità ha spinto molti lavoratori a lasciare il posto fisso per esplorare nuove opportunità, spesso collaborando con le proprie aziende in forma di consulenza esterna.
Secondo un rapporto del 2023 del Ministero del Lavoro, le dimissioni sono cresciute del 25% rispetto all’anno precedente, superando di gran lunga le nuove assunzioni.
I motivi principali che inducono i dipendenti a cambiare lavoro sono:

  • Gli orari estenuanti e il poco tempo libero
  • La mancanza di opportunità di crescita professionale

Per affrontare questa sfida, le aziende stanno adottando approcci innovativi come il quiet hiring e l’internal reshuffle. Queste strategie mirano a ricollocare i dipendenti in ruoli che meglio valorizzano le loro competenze e interessi, promuovendo una maggiore soddisfazione sul lavoro e riducendo il turnover aziendale.

 

La consapevolezza dei giovani

 

I giovani di oggi sono informati e consapevoli dei propri diritti lavorativi.
La nuova generazione di giovani professionisti sta ridefinendo il concetto di lavoro, ponendo priorità, aspirazioni e ideali al centro delle proprie scelte. Non si accontentano di impieghi standard, ma cercano ruoli professionali che rispecchino i loro valori e contribuiscano al benessere sociale e ambientale.
La tradizionale ricerca di lavoro è ora una ricerca di significato. I giovani concepiscono il lavoro come parte integrante del loro percorso di vita, privilegiando il valore personale oltre al mero guadagno. La centralità del lavoro non è più solo sul salario, ma anche su come contribuisca al benessere individuale, sociale e ambientale.
La scelta di aziende che promuovono la diversità, l’equità e l’inclusione è diventata la norma. Anche le politiche di bilanciamento tra vita lavorativa e privata sono sempre più importanti per i giovani lavoratori.
Tuttavia, nonostante trovino un lavoro che soddisfi le loro aspettative, la maggior parte dei giovani non prevede di rimanere a lungo. L’83% si considera “job hoppers”, pronti a cambiare lavoro ogni due anni. Questo tasso di cambiamento è particolarmente alto tra i lavoratori della Generazione Z, che cambiano lavoro al ritmo del 134% rispetto al 2019, superando di gran lunga i Millennial e i Boomer.

 

Le sfide legislative

 

Per garantire un ingresso più sicuro e protetto nel mondo del lavoro, è essenziale estendere il contratto di apprendistato, eliminando il ricorso al tirocinio dopo gli anni di formazione. I giovani che completano il loro percorso formativo dovrebbero avere accesso a un contratto che includa ferie, permessi e un’assicurazione contro gli infortuni, fornendo loro le necessarie garanzie e protezioni.
Inoltre, è urgente affrontare le contraddizioni legate ai disturbi dell’apprendimento, come la dislessia e la discalculia. Mentre a scuola vengono riconosciuti e tutelati, a livello lavorativo questi disturbi spesso non ricevono la stessa considerazione e non rientrano nelle categorie protette. È necessario prestare maggiore attenzione a proteggere questi individui, garantendo loro pari opportunità e accesso al mondo del lavoro senza discriminazioni.

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