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Perché la cultura del buon vino è parte della nostra italianità, anche se amiamo sempre più i vini internazionali

Perché la cultura del buon vino è parte della nostra italianità, anche se amiamo sempre più i vini internazionali

Un sondaggio lo conferma, la wine list 2019 ha un sapore tutto internazionale.

Se il vino è uno dei prodotti più famosi e amati nel mondo, un motivo c’è. Un bicchiere di vino, dopotutto, è un piccolo gesto di lusso e comfort che ci regaliamo, e amiamo condividere. Un bicchiere di buon vino ha la straordinaria capacità di trasportarci attraverso il tempo, attraverso i luoghi. Il suo profumo inebriante e il suo gusto intenso ci fanno provare emozioni sempre diverse.
Esistono centinaia di tipologie di vino – dal rosso, al bianco, al rosé, dal fermo al frizzante – che variano a seconda della provenienza, dell’uva, del periodo in cui viene raccolta e trasformata in mosto. La cultura del vino non ha nulla da invidiare a quella dell’arte. Nel vino, nei suoi diversissimi profumi e sapori, è racchiusa una lunga affascinante storia, che ci prende a poco a poco fino a conquistarci del tutto – da quando leggiamo l’etichetta, a quando lo stappiamo e ne sentiamo la prima volta il profumo, fino all’ultimo sorso che lascia un velo di colore sul fondo del calice in cristallo.

In Italia possiamo certamente definirci tra i maggiori cultori di vino del mondo. Il Belpaese è noto per i suoi vini pregiati ed esistono degli studi e ricerche che ne testimoniano le ragioni. Il vino è per gli italiani una parte integrante della quotidianità, è un pezzo della nostra storia come popolo. Come fosse un tassello del nostro DNA, intrinseco nel nostro modo di essere. Per tutti gli italiani il vino sa di casa, è casa. Un buon vino diventa il simbolo della nostra “italianità” – una parola che sempre di più sta entrando nel vocabolario di uso comune. Una ricerca di Cortilia, mercato agricolo online che mette in contatto diretto i consumatori e gli agricoltori, allevatori e produttori artigianali, sottolinea come il 45% degli italiani consumi vino abitualmente. Il 14% lo beve a cena, il 33% ne stappa una bottiglia pregiata per le occasioni speciali. Ma il dato più interessante di queste statistiche è che ciò che unisce tutti i consumatori è un aspetto di costante curiosità verso il nuovo e il diverso. Cortilia conferma, infatti, che quasi il 50% degli intervistati in tutta Italia sceglie con cura il prodotto tenendosi aggiornati sulle migliori cantine (il 18% afferma di preferire vini prodotti nella filiera corta, mentre il 20% si fa guidare dall’istinto o dall’etichetta). Ma soprattutto la ricerca attesta che il 51% degli intervistati, cultori di vino, si dice interessato alle tendenze, curioso ed aperto alle novità – specialmente quelle straniere.

Ebbene sì, negli ultimi 10 anni non sono più solo i celebri vini made in Italy, come il Brunello di Montalcino e l’Amarone, a vincere il premio dei vini più apprezzati. Vini naturali, biologici o biodinamici: i vini amati dagli italiani sono tanti, ma non necessariamente più solo quelli italiani doc. Infatti, il Nebbiolo del Piemonte, l’Amarone del Veneto, il corposo Nero d’Avola siciliano e l’intramontabile Chianti vengono solo dopo il Gewürztraminer, originario di Bolzano. A seguire, ci sono il Pinot Noir della Borgogna, e il Cabernet Sauvignon di Bordeaux. Ma non solo Francia. Di recente i vini australiani hanno preso piede fra i cultori del vino del Belpaese: il Penfolds Grange, per esempio, è considerato il vino più prestigioso e iconico dell’Australia. Di alta qualità sono anche i vini australiani della Barossa Valley. Poi sta andando molto forte la California, specialmente i vini della Napa Valley. Gli italiani amano molto, infine, i vini argentini (Malbec in primis) e del Cile.

La wine list 2019 ha quindi un sapore tutto internazionale. A farne parte, c’è il pregiato Tokaji, un vino ungherese che viene però coltivato anche in Italia. L’Ungheria è stata per secoli una nazione dalle grandi tradizioni enologiche, grazie ai numerosi vitigni autoctoni, alle tecniche avanzate di vinificazione dei vini dolci e ad una legislazione vitivinicola addirittura più antica di quella francese (“la più antica zona a denominazione d’origine del mondo” secondo gli ungheresi). Certo, il Sassicaia rimane al primo posto, ma nella lista ufficiale pubblicata su siti affermati come il Gambero Rosso, ci sono anche un Sauvignon Blanc Californiano e un Malbec Calchaquí Valley argentino.

Ai vini internazionali più amati del momento si aggiungono inoltre il Cloudy Bay della Nuova Zelanda, alcuni vini georgiani come Satrapezo, e gli orange wine – che hanno una vinificazione in rosso di uva a bacca bianca – super di tendenza. Questo wine trend è certamente positivo: l’apertura al gusto e ai sapori internazionali riflette il momento storico in cui ci troviamo. Stiamo parlando dell’era del digitale, del cambiamento socio-culturale più rapido della storia. Viaggiare è un’attività ormai quotidiana per i professionisti di oggi, il viaggio porta con sé tradizioni lontane, culture lontane. E il risultato è una contaminazione a 360 gradi: così come il modo di pensare ed agire, gli interessi e le informazioni assorbite, anche il culto del vino si amplia, e si estende ai paesi oltreoceano. Insomma, non rimane fermo ai grandi vini Made in Italy, che nondimeno rimangono punti saldi nelle liste top100 annuali.

Dato che però l’italiano cultore di vino è un uomo colto e istruito, viaggia molto e si informa, queste liste sono sempre più colme di nomi internazionali. Mentre il gusto per i sapori tradizionali rimane tale a tavola, nel mondo del cibo, sui vini il cultore si incuriosisce e ama provare sapori e profumi nuovi, acquistando da cantine fidate e di alto livello. Sperimentare è la parola d’ordine.

Per quanto riguarda il food pairing, invece, la tendenza è opposta. Secondo Cortilia, il 75% degli italiani preferisce abbinamenti classici – quindi un bianco leggero con piatti di pesce, rossi corposi con la selvaggina e vin santo con i croccanti cantucci. C’è tuttavia un 25% di sperimentatori, attratti da abbinamenti ricercati e inconsueti che mescolano made in Italy e tradizioni estere.

Il fatto che l’amore per il vino, però, rimanga la formula costante di quest’equazione in perenne trasformazione, la dice lunga sull’importanza della così chiamata “bevanda degli dei”.

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